Gli exit poll diffusi dalle principali emittenti televisive alla chiusura dei seggi delineano un Parlamento in stallo. Il Likud, il partito di destra del premier uscente Benjamin Netanyahu, si conferma come la singola formazione politica più grande alla Knesset, superando le previsioni della vigilia che lo davano in svantaggio. Tuttavia, sul fronte delle coalizioni, il blocco anti-Netanyahu guidato da Gadi Eisenkot (leader di Yashar ed ex capo di stato maggiore) risulta in vantaggio complessivo di seggi rispetto all'alleanza pro-Netanyahu.
Nonostante ciò, nessuno dei due schieramenti principali raggiunge la soglia della maggioranza di 61 seggi necessaria per formare un governo stabile sui 120 totali della Knesset. Una spinta determinante è arrivata dai partiti arabi, in particolare la Lista Araba Unita (Ra'am) e la Lista Unita, che hanno registrato un'affluenza stimata attorno all'80% e conquistato complessivamente tra i 17 e i 18 seggi, inserendosi come un fattore di peso nel panorama parlamentare.
Mentre la Commissione elettorale prosegue nello spoglio e prevede di certificare i risultati ufficiali nei prossimi giorni, i leader politici valutano le mosse per tentare di costruire una coalizione. La situazione apre scenari di complessa governabilità che richiamano le recenti crisi politiche vissute dal Paese.
