Israele: il partito ultraortodosso Ebraismo Unito rompe l'alleanza con Netanyahu

Nel corso delle consultazioni ufficiali presso la residenza del presidente israeliano Isaac Herzog, la fazione ultraortodossa Ebraismo Unito (United Torah Judaism) ha annunciato una decisione che segna una svolta politica significativa: il partito ha comunicato di non voler indicare alcun candidato per l'incarico di primo ministro, dichiarando di non sentirsi vincolato ad alcun blocco parlamentare.

Questa mossa interrompe di fatto la storica alleanza con il premier uscente Benjamin Netanyahu. La rottura, secondo gli osservatori, è maturata a causa della crescente frustrazione all'interno del partito per il mancato varo di una legge che sancisse l'esenzione dal servizio militare per gli studenti delle *yeshivah*. Nonostante il sostegno di Netanyahu in passato, il premier non è riuscito a formalizzare tale esenzione, alimentando le tensioni in un momento in cui il Paese affronta un impegno bellico prolungato che richiede un massiccio ricorso ai riservisti.

Verso un nuovo governo

La decisione di Ebraismo Unito, che detiene sette seggi alla Knesset, apre scenari inediti per la formazione del nuovo esecutivo. Il presidente Herzog sta completando il giro di consultazioni con le forze politiche per individuare chi abbia i numeri per guidare il Paese.

Attualmente, il leader dell'opposizione Gadi Eisenkot appare come il candidato con maggiori probabilità di ricevere l'incarico. Eisenkot, ex capo militare che punta a costruire una coalizione di centro e centro-destra, ha recentemente incassato anche il sostegno del partito arabo-israeliano Ra'am. Il leader di Ra'am, Mansour Abbas, ha espresso la propria disponibilità a collaborare, ponendo come condizioni la visione di una riconciliazione basata sulla soluzione "due Stati" e il disarmo di Hamas.

Sebbene alcuni analisti ipotizzino che la scelta di Ebraismo Unito possa essere una manovra tattica per esercitare pressione su Netanyahu, la posizione del partito resta un nodo cruciale. Eisenkot, dal canto suo, mantiene una linea ferma sulla questione delle esenzioni militari, un tema che rimane al centro del dibattito politico israeliano e che condizionerà inevitabilmente le trattative per la formazione della prossima maggioranza.