Midterm USA: Trump contesta il voto tra le dimissioni nell'amministrazione e l'avanzata democratica All'indomani delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, il clima alla Casa Bianca si fa incandescente. Il presidente Donald Trump ha pubblicamente sollevato dubbi sulla regolarità dello scrutinio, definendo le elezioni "truccate" e citando presunte irregolarità in Alaska e a Los Angeles, dove la candidata socialista Nithya Raman ha superato la sindaca uscente Karen Bass. Le proiezioni del *Decision Desk* di CNN indicano un'ondata democratica significativa: il partito si avvia a conquistare almeno 250 seggi alla Camera, la maggioranza più ampia dal 2008. Tra i risultati simbolici spicca la vittoria del democratico Sam Forstag in Montana, un distretto storicamente favorevole ai repubblicani, mentre in Mississippi il candidato democratico Scott Colom è in vantaggio per un seggio al Senato che il partito non detiene dal 1982.

Caos nell'amministrazione e riposizionamenti politici

La sconfitta elettorale ha innescato le prime conseguenze dirette all'interno dell'esecutivo. Harmeet Dhillon, responsabile della Divisione per i diritti civili del Dipartimento di Giustizia, ha rassegnato le dimissioni. Parallelamente, cresce la pressione sul capo del Pentagono, Pete Hegseth: secondo la CNN, diversi legislatori repubblicani starebbero spingendo per un voto di *impeachment* nei suoi confronti, attribuendogli la responsabilità della strategia elettorale e delle tensioni con l'Iran. Nonostante le voci di corridoio su possibili dimissioni, il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato al *New York Times* l'intenzione di restare al suo posto fino alla fine del mandato. Nel frattempo, il panorama repubblicano inizia a guardare al futuro: fonti citate da Fox News riferiscono che J.D. Vance starebbe lavorando alla costruzione di una "nuova destra" in vista delle elezioni del 2028, basata su politiche isolazioniste, sostegno alla famiglia e chiusura delle frontiere.

Impatti internazionali e decisioni locali

Sul fronte internazionale, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha espresso ottimismo, auspicando che la nuova maggioranza democratica al Congresso possa tradursi in un maggiore sostegno finanziario e militare per Kiev. In California, intanto, il governatore Gavin Newsom ha segnato una svolta storica commutando le condanne a morte di 548 detenuti in ergastoli senza condizionale. Si tratta della più ampia misura di questo tipo nella storia moderna degli Stati Uniti, una decisione che, pur essendo in linea con la moratoria già in vigore nello Stato, si prepara ad affrontare probabili battaglie legali.