I videogiochi "cozy" si affidano sempre più spesso a sfumature esoteriche o inquietanti, ma Village in the Shade adotta un approccio differente. Sviluppato da Nippon Ichi Software e testato su Nintendo Switch 2, il titolo parte da una forte componente narrativa horror per poi costruire attorno ad essa la facciata di un tranquillo simulatore di vita agricola.
La storia ha inizio quando il protagonista, dopo un incidente misterioso, viene soccorso dai residenti di un villaggio immerso nella natura giapponese. La comunità accoglie il nuovo arrivato a patto che venga rispettato un rigido Codice di comportamento, la cui regola fondamentale vieta tassativamente di uscire di casa dopo le 23:00.
La doppia vita tra i campi e il terrore notturno
Durante il giorno, l'esperienza ricalca fedelmente i canoni dei classici simulatori agricoli. Il giocatore si sveglia al mattino per occuparsi delle coltivazioni: arare, seminare, annaffiare e raccogliere i frutti del proprio lavoro. Il resto della giornata può essere dedicato alla raccolta di legna nella foresta, all'estrazione di pietre preziose in cava o alla creazione di oggetti e decorazioni al banco da lavoro.
Non mancano le attività sociali e i passatempi tradizionali:
- Pescare nei vari punti dedicati, grazie a un minigioco che ricorda un rhythm game.
- Visitare i negozi locali per comprare semi, arredamento o piatti tipici al ristorante.
- Completare incarichi per i cittadini in cambio di generose ricompense.
- Accogliere e accudire animali da fattoria acquistati da allevatori di passaggio.
Tuttavia, quando cala il sole la situazione cambia radicalmente. La notte è disturbata da rumori molesti, estranei alla porta e strane ombre alle finestre. Infrangere il coprifuoco ed esplorare il villaggio al buio trasforma l'esperienza in qualcosa di molto più vicino a Don't Starve, esponendo il giocatore ai rischi di entità spettrali che vagano per la foresta.
Comparto tecnico e considerazioni finali
L'influenza di Nippon Ichi Software emerge chiaramente nella struttura dell'avventura, che a tratti somiglia più a una visual novel che a un farming sim puro. Questa impostazione unisce linearità e libertà d'azione, offrendo una longevità che può facilmente superare le cinquanta ore di gioco se affrontata con calma.
Dal punto di vista visivo, il gioco si distingue per una bidimensionalità isometrica abbinata a uno stile acquarellato delicato, capace di esaltare i toni cupi della narrazione senza perdere fluidità. Il comparto sonoro risulta invece leggermente inferiore, penalizzato da effetti audio a volte poco definiti.
Village in the Shade sfrutta le meccaniche del simulatore di vita unicamente per sostenere una narrazione horror matura, distinguendosi nel panorama dei giochi gestionali grazie al contrasto marcato tra la grazia della vita diurna e l'inquietudine delle tenebre.
